Peter Thiel e l’oscura visione della Silicon Valley: la lettura di Luca Ciarrocca

Chi osserva i fenomeni politici contemporanei si trova di fronte a un’inquietudine diffusa: come mai figure come Trump e il suo vice Vance – presentati fino a due anni fa come fenomeni mediatici circoscritti (e circensi) – oggi determinano concretamente la realtà? Un pregevole saggio di Luca Ciarrocca, “L’anima nera della Silicon Valley. La vera storia di Peter Thiel” (FuoriScena, gennaio 2026), squarcia molti veli su questa mutazione.

L’ideologo invisibile

Tutto parte da Peter Thiel, il vero ideologo della destra americana: cofondatore di PayPal, proprietario di Palantir (l’infrastruttura di sorveglianza che realizza sul serio o quasi le distopie di “Minority Report”). Non è (solo) il rampante capitano d’industria e finanza che i media descrivono, bensì un costruttore di potere: finanziatore e mentore di J.D. Vance, che ha guidato da sconosciuto finto underdog come ce n’è anche da noantri alle vette della Casa Bianca. Accanto a lui ruota un’economia di gigacapitalisti – come li chiama Riccardo Staglianò nei suoi volumi “Gigacapitalisti” e “Hanno vinto i ricchi” (Einaudi)—operativi lontano dai riflettori.

Il progetto: abbattere la democrazia liberale

Il disegno non è casuale. Thiel e la sua cerchia ambiscono dichiaratamente e senza ormai infigimenti a demolire gli stati democratico-liberali quali li ha conosciuti il XX secolo, sostituendoli con un ordine autocratico retto da “illuminati” tecnologici. Non interessa più lo stato come raffreddatore di conflitti, come protezione dei deboli, come sistema di limiti al mercato. La democrazia è un “inciampo” per il progresso tecnologico senza etica, per la fusione fra AI, biologia e controllo totale – accesso garantito solo ai privilegiati.

Non sorprende che Thiel abbia simpatia per Carl Schmitt, il giurista che teorizzò il nazismo, convinto che la sovranità assoluta debba prevalere su ogni norma costituzionale (a differenza di Kelsen, che vedeva nella “Grundnorm” il fondamento democratico). Storicamente nulla di nuovo: la lotta eterna fra tirannide e libertà, fra Leviatano e umanesimo. Come ricorda Hobbes nel suo “Leviatano”, gli individui cedono la propria libertà a uno Stato assoluto – un “dio mortale” – per fuggire dalla violenza dello stato di natura. Ma noi sappiamo che l’uomo non è intimamente lupo fra lupi: ha la capacità di discernimento virtuoso, di tendere al bene comune senza bisogno di tiranni.

La contraddizione migratoria

Emblematica la retorica sui migranti. Il governo italiano ha promesso “blocchi navali” mentre pianificava l’ingresso legale di quasi mezzo milione di lavoratori stranieri (497mila per 2026-2028). Non è cinismo: è la vera natura del capitalismo: necessari nel lavoro precario, nemici nella narrazione politica. Nessun esercito moderno, nemmeno americano o russo, funziona più con coscritti, eppure la propaganda patriottarda prospera.

La fede come ultimo baluardo

Significativo che Thiel e i suoi attacchino il Papa. Non per togliergli credibilità religiosa, piuttosto perché riconoscono nel Vangelo (non nella Bibbia, la loro è quella mai letta, ma strappata orecchiandone un versetto da Pulp Fiction) l’unico vero ostacolo al loro progetto di declino dell’Occidente. L’insegnamento cristiano autentico, basato sulla dignità umana, sul bene comune, sul discernimento virtuoso, rimane incompatibile con visioni di dominio totale.

La sinistra ha finora fallito nel capire che l’Occidente vive di continuo rinnovamento, non di conservazione. Ha marginalizzato pensatori cruciali come Piketty (pur non premiato col Nobel) e Acemoglu (che lo vinse nel 2024 per studi su istituzioni e prosperità). Ha dimenticato che il merito e il ricambio generazionale delle élite sono precondizioni di stabilità democratica. Come già Varoufakis fu descritto come un mezzo sognatore inconcludente ed era invece un valente economista, la sinistra stenta ad ammettere che solo il nitore delle posizioni di Sanchez esprime un pensiero lucidamente ed organicamente alternativo alle destre.

Conclusione

Nihil sub sole novum: le stesse lotte ancestrali fra libertà e tirannide si ripropongono sempre. Ma il libro di Ciarrocca ci ricorda che questa volta il nemico non è visibile nei ranghi di un esercito, bensì nelle server farm della Silicon Valley e nei consigli d’amministrazione dove il futuro viene riscritto. La resistenza consapevole, culturale, democratica rimane l’unica risposta.




Commenti

Lascia un commento