Lo so, lo so, nel lavoro, in politica, in famiglia, è una delle frasi più odiose da pronunciare. Consola chi la dice, ma suscita nell’interlocutore istintivo dissenso, fastidio, ripulsa.
Appena ti si recita la formula magica al contrario, pensi che stai parlando con uno/una che crede di capire tutto, che tu che tiri la carretta tutto il giorno invidi e non apprezzi nella migliore delle ipotesi, tu che sei preso dalla quotidianità, dagli impegni, dal difficile impatto con la realtà.
Tu anche, però, che credi di capire tutto, e a chi con garbo e prudenza ma con precisione ti ha messo in guardia, ti ha fatto notare le debolezze e le contraddizioni della tua posizione, hai risposto facendo spallucce, sbuffando, prendendo il tuo interlocutore per vecchio da rottamare, per poco informato di come va il mondo adesso, per ingrato che non si rende conto dei doni che ha ricevuto, delle meravigliose cose che tu hai fatto e che ti meravigli non vengano adeguatamente lodate.
Però non mi posso esimere dal dirlo, si, proprio io ve l’avevo detto.
Da un’intervista di un anno fa circa, caduta nel più totale oblio e disinteresse e priva anche di una garbata risposta e che nessuno ha avuto manco la cortesia di esaminare chiamandomi e dicendo che scrivevo tutte stupidaggini, sembra però, riletta adesso, che fossi l’oracolo di Delfo.
Dicevo infatti che l’unica che mi sembrava tonica da spendere per la carica di Presidente della Regione (la smetteremo mai con l’idiozia del governatore, carica americana che con la nostra non c’entra niente?) era Valeria Mancinelli, dicevo che suonava sul terremoto e sulla sanità un tintinnante campanello d’allarme e che – se fossi stato in Ceriscioli – avrei subito avviato una forte iniziativa politica, istituzionale ed amministrativa, volta a rilanciare l’operato della Giunta (all’epoca, si aveva tempo di avviare un robusto ma necessario rimpasto, che ora sarebbe fuori tempo massimo) e a cambiare passo.
Ad oggi, non è intervenuta neanche la modifica, pur necessaria ed opportuna, della legge elettorale, che ora sarà, qualunque contenuto abbia, considerata intempestiva ed interessata, mentre almeno la doppia preferenza di genere è sicuramente da fare ed il doppio turno con il ballottaggio sarebbe stato assai utile in un momento di difficoltà nel comporre omogenee coalizioni politiche. Ma già, si credeva, presumo, di vincere in carrozza, come del resto c’era persino chi alle ultime elezioni politiche favoleggiava di un bel successo marchigiano, anche per il peso delle candidature individuali, a cose viste incapaci di portare qualsiasi valore aggiunto ad un partito complessivamente in difficoltà politica generale.
Non c’è ancora, qui nel livello regionale, una strategia delle alleanze e del resto neppure il livello nazionale riesce a trovare il giusto passo nel formulare l’ipotesi di una maggioranza politica stabile con i grillini, sempre più renitenti e riluttanti e tentati di fare (come ha dichiarato con la solita arroganza incauta ed anche un po’ ingenua Di Maio) “l’ago della bilancia” dello scenario politico, e si continuano a valorizzare le piccole rispettabili compagini che hanno affiancato in questi anni il partito democratico, la cui consistenza elettorale è purtroppo però oggettivamente data nel quadro dei famosi prefissi telefonici e con cui non si fa certamente una maggioranza, a volersi affidare con tutte le prudenze critiche del caso ai più recenti sondaggi, ivi compreso quello tutt’altro che consolatorio sul gradimento dei possibili presidenti.
Si affronta questo strumento di possibile valutazione, che certo può avere margini di errore, nel modo peggiore, parlandone come di un complotto, lo si delegittima facendo intendere che ben diversamente consolatorio sarà l’esito effettivo della competizione elettorale.
Ma si continua a non capire se ci sarà l’accordo con i tiepidi grillini e sopratutto si finge di ignorare che la precondizione per farlo, Umbria docet, è che ci sia una condivisa scelta del candidato presidente e che essa non derivi dalle consultazioni primarie, di cui qualcuno continua a farsi sostenitore, come io feci quando però di alleanze possibili con i grillini nulla si diceva. Lo strumento potrà, al massimo, essere usato come modalità del partito per indicare possibili candidati, con l’evidenza – che ha poi condotto il PD in Umbria alle ormai note posizioni – che il candidato dovrà essere scelto nella società civile e che anche nella composizione dell’esecutivo probabilmente si chiederà che non ci siano esponenti politici in senso stretto; quanto al PD giovi questo esplicito culto dell’antipolitica, a breve ma anche a lungo respiro, non è dato facilmente comprendere.
Sullo sfondo, ma sicuramente non irrilevante, sarebbe anche la necessità di una valorizzazione di quanto ben fatto e di una verifica finalmente aperta alle critiche di quanto invece non è stato fatto, o almeno non è stato comunicato con adeguata professionalità informativa alla pubblica opinione e – perché no, anche qui a costo di sembrare d’altri tempi – avviare con la comunità regionale, che ha il pregio di essere in fondo una comunità non troppo grande, in cui tutti ci si conosce, una discussione aperta sulle cose da fare, sui programmi e sui progetti per il futuro.
Quell’università e quell’impresa a cui ora ci si rivolge per una salvifica fornitura di candidati andrebbero sollecitate a dare anche e sopratutto organici contributi di alta e solida qualità scientifica sul futuro delle Marche in un ampio contesto nazionale ed internazionale e sicuramente altrettanto potrebbero fare quei mondi professionali (penso ovviamente ad ingegneri, architetti, veri esperti ecologisti, ma anche avvocati e amministratori locali) il cui ascolto è indispensabile per affrontare dossier delicatissimi, primo fra tutti quello di una ricostruzione post sisma che sia dinamica e non impegni prognosticamente il prossimo quarto di secolo.
Si sta facendo qualcosa in questa direzione? Io mi auguro di si, anche se non leggo notizie pubbliche in tal senso e null’altro so, avendo fatto la scelta – ritengo coerente con le mie idee – di non continuare ad ingombrare il palcoscenico della politica. Potrei peccare di disinformazione e forse qualcuno mi risponderà che tante sono state le cose fatte e fatte bene e purtroppo mi vedrò costretto a segnalare non solo l’esito del recentissimo allarmante sondaggio, ma le continue prese di posizione che emergono attraverso i social e la stampa dall’opinione pubblica e che già in passato sono state disattese ed affrontate con distaccato menefreghismo, confidando nel fatto che fossero – e non erano, come dimostrano i voti reiterati di ogni confronto elettorale – espressione di un disagio esacerbato, che si ipotizzava e sperava però non così diffuso e massiccio.
Può anche essere, può anche avere fondamento questa chiave di lettura; se è cosi, non resterà che attendere l’evoluzione sempre più confusa e tardiva della situazione politica fino al ridosso della campagna elettorale.
Si può infatti decidere subito la coalizione, imporre il tempo rapido se necessario anche ai renitenti grillini che, come l’Umbria sta dimostrando, se si uniscono con un controcanto antipolitico dell’ultimo momento servono a ben poco anche sotto il profilo elettorale. Decidere subito il metodo di scelta del candidato presidente e condividerlo con la coalizione che si deve organizzare, e magari prima di ogni altra cosa chiedere a Valeria Mancinelli, che è donna delle istituzioni, se è disposta ad impegnarsi in una battaglia che è nell’interesse dell’intera Regione. Comunque si dovrebbe partire subito anche nella fase di ricerca delle intese programmatiche, che sono il sostrato di una buona politica – che è assai meglio dell’antipolitica accattivante, ma livorosa, includente ed incompetente di questi ultimi brutti tempi e che non passa neppure per il personalismo di appartenenza e fedeltà che anche nel PD sembra aver preso fin troppo spazio.
Oggettivo segnale in buona direzione, il richiamo all’apporto dei volenterosi a collaborare alla redazione del programma regionale, di recente formulato dal segretario regionale del PD, che cerca con giudizio e serietà, mi pare, di costruire una proposta politica. Per il resto, ormai stucchevole la lite fra renziani e piddini, che è particolarmente insensata se poi si deve convergere su un unico progetto politico di centro sinistra, il cui presupposto non può certo essere la feroce critica della varie fazioni. Mentre all’interno di un partito è lecito persino litigare, fra futuri alleati l’unico metodo è il confronto magari serrato ed il dialogo.
Oppure, seconda opzione, si può non decidere se non all’ultimo momento, continuare con il susseguirsi di criptiche dichiarazioni in politichese, sognare alleanze con forze politiche che ormai non hanno il voto manco dei parenti stretti e magari fare l’accordo con i grillini all’ultimo momento nel segno del tutti i politici a casa, e poi avere dai risultati l’amaro risveglio che finora del resto in tutte le recenti consultazioni elettorali abbiamo subito.
Ah, ecco: io potrò scrivere di nuovo nel blog “Io l’avevo detto”.