Il dopo terremoto ed il nulla

Atreyu: Perché Fantasia muore? Gmork: Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga. –

E’ una delle più celebri citazioni de La storia Infinita, ma l’angoscia e la delusione che pervadono la favola le sentiamo molto simili qui dalle zone terremotate.

Personalmente, non mi occupo ormai da anni di politica attiva e di amministrazione locale, limitandomi ad esprimere qualche giudizio e qualche esortazione che cade solitamente nel vuoto.

Da ex sindaco e parlamentare, credo tuttavia che sia mio dovere civile registrare con grande preoccupazione le notizie sulla crisi di alcune aziende – da ultima, la possibile chiusura o delocalizzazione dello stabilimento cartario di Castelraimondo – che gravemente minacciano il tessuto industriale della nostra zona, già duramente colpita dal terremoto.

Sento parlare fantasiosamente e con lodevole entusiasmo di nuova economia, di turismo, di cultura, ma credo che senza una solida base anche di attività industriali ed artigianali di qualità non si andrà da nessuna parte, in una zona che già prima del terremoto avrebbe dovuto affrontare un processo di reindustrializzazione dopo la crisi del sistema Marche e quella devastante del pilastro finanziario portante dell’economia marchigiana, Banca Marche.

Terziario, servizi, new economy reggono solo dove c’è un solido tessuto economico integrato, infrastrutture non solo viarie di prim’ordine e dove scuole, ospedali, servizi operano con elevati livelli di competitività.

Fuori di questi modelli integrati, non resta che rassegnarsi alla speranza dei sussidi ed ascoltare le lagne dei campanilisti piagnoni, privi di idee, incapaci di spirito costruttivo e ostili a cedere porzioni anche piccole di potere localistico, per tentare con coraggio ed altruismo di contare insieme di più; non resterebbe che aspettare un declino ineluttabile.

Mi auguro che i Comuni, la Provincia e la Regione, ma non meno le associazioni professionali ed economiche e le istituzioni culturali, trovino la forza e la capacità di invocare strumenti solidi e duraturi di intervento, integrati fra nuova fiscalità, sostegno all’innovazione ed alla ricerca, investimenti pubblici diretti nelle infrastrutture e nei servizi e di attuarli con perseverante convinzione ed energia.

Credo che mai come in questo tempo ci si debba affrancare dai conflitti del passato e che l’appello vada rivolto agli uomini di buona volontà, al civismo più che a partiti e movimenti che blandiscono l’elettorato solleticandone i peggiori istinti polemici e divisivi o ricorrendo al richiamo di spente ma sempre pericolose ideologie. 

Credo che la stagione ormai prossima delle elezioni amministrative e regionali debba essere l’occasione per mettere a punto ambiziosi progetti nuovi e sperimentare chi si propone come classe dirigente per la professionalità, l’accuratezza e la fattibilità seria delle proposte, l’impegno ed il sostegno che saprà darà o avrà dato, risultati alla mano, alla ricostruzione di un tessuto economico e sociale che vedo pericolosamente lacerato.

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